| Sommario del n.
128
XXII -
Marzo - Aprile 2000
Editoriale
DIO
E IL LUOGO DELLA SUA PRESENZA - di
Piero Coda - Il fenomeno religioso dello "spazio sacro" e
quello, più specifico, del "luogo sacro", in cui il Divino s'è
una volta manifestato e può, dunque, essere ri-incontrato, è costante,
pur nella pluriformità delle sue espressioni, nelle diverse culture
umane. L'Autore si sofferma, in una prospettiva di teologia delle
religioni, su due questioni:
1) qual’è la genesi antropologica di questo fenomeno? 2) La
rivelazione ebraica e, ancor più, quella cristiana, in quale rapporto
si pongono con esso - di semplice continuità, pur nella differenza, o
di anche imprevista novità?
Nella
luce dell’ideale dell’unità
La
spiritualità per un vivere insieme. INTERVENTO
Alla VII Assemblea della Conferenza Mondiale delle Religioni per la
Pace — di Chiara Lubich.
L’UNIONE CON DIO COME ESPERIENZA SPONSALE — di Fabio Ciardi —In queste pagine l’A. si propone di offrire
delle linee di risposta alle esigenze della spiritualità odierna, a
partire dall’esperienza e dall’insegnamento di Chiara Lubich, che si
rivelano particolarmente fecondi per una rilettura in chiave comunitaria
ed ecclesiale delle mistiche nozze dell’anima con il Verbo.
Saggi
e ricerche
VERITÀ
DEL CRISTIANESIMO? — del Card.
Joseph Ratzinger — «Al
termine del secondo millennio, il cristianesimo si trova, proprio nel
luogo della sua originaria diffusione, in Europa, in una crisi profonda,
basata sulla crisi della sua pretesa alla verità. Questa crisi ha una
doppia dimensione: innanzitutto ci si domanda con sempre maggiore
insistenza se è giusto, in fondo, applicare la nozione di verità alla
religione; in altri termini se è dato all’uomo conoscere la verità
propriamente detta su Dio e le cose divine». Con queste parole inizia la
conferenza, estremamente ricca e stimolante, che S. Em.za il Cardinale
Joseph Ratzinger ha tenuto a Parigi il 27 novembre 1999, come contributo
al Colloquio organizzato dalla Sorbona sul tema «2000 anni dopo che cosa?».
LA DIMENSIONE DIMENTICATA. CITTA’ GLOBALE E POSTMODERNO — di
Valerio Luciano — Chi si fa
carico di interpretare un'epoca come la nostra, caratterizzata da
mutamenti rapidi e profondi, se è dotato di realismo, può, a ragione,
esprimersi in termini di situazione di confine (Tillich), condizione di
polarità (Guardini), terra di confine (Rahner) e tale coincidenza
lessicale tra un teologo protestante e due cattolici è molto
interessante. Altri, più astrattamente, giungono a definire l'epoca come
uno stato ormai definitivo di cambiamento nel quale resta intelligibile
solo un'opaca imprevedibilità (Bergquist) o, all'opposto, caratterizzano
il mondo nell'eterno (Severino> incolpando la metafisica cristiana di
aver indotto, nell'occidente, l'illusione della caducità e della
finitezza. In particolare, la nostra epoca si esprime nei caratteri della
città globale e del postmoderno. La prima può essere ricondotta, in
apparenza, alla perfezione della monade di Leibniz ma, se osservata senza
riserve, palesa le debolezze di un fenomeno virtuale che offre sterili
opportunità, presenta consistenti ghetti esterni e, nella sua illusione
di dominare lo spazio, sottovaluta, sotto molti aspetti, la dimensione
vitale del tempo anche nei suoi risvolti sociali e politici abbandonandosi
a un disegno del reale quanto mai ingenuo e pericoloso. Pertanto, la città
globale si esprime pienamente nel postmoderno come caratterizzato da
Tillich, nel corso degli anni sessanta: il tempo, la categoria dimenticata
dal postmodeno, é correlato alla profondità come lo spazio si esprime
nella velocità e nella superficie e lo smarrimento del tempo comporta
anche lo smarrimento del senso. Se si ha fiducia che la storicità sulla
quale l'essere dell'uomo è aperto non è uno spazio vuoto e che la parola
verso la quale l'essere tende può essere udita solo nella pienezza del
tempo non resta che ritrovare e far ritrovare il tempo. L'articolo offre
due possibili esempi di questa riflessione: la formazione europea e la
formazione alla leadership.
Movimenti
ecclesiali e Chiesa istituzionale: concorrenza o co-essenzialità? — di Libero Gerosa —
Nel suo messaggio del 18 giugno 1999 ai partecipanti al Seminario
organizzato dal Pontificio Consiglio per i laici sul tema «Movimenti
ecclesiali e nuove comunità nella sollecitudine pastorale dei vescovi»,
Papa
Giovanni Paolo II ribadì con vigore una valutazione da lui
formulata un anno prima nello storico incontro di Piazza San Pietro: i
movimenti ecclesiali e le nuove comunità si trovano ormai di fronte ad
una nuova e decisiva tappa della loro storia, «quella della maturità
ecclesiale». Questa nuova tappa, precisa nello stesso messaggio Giovanni
Paolo II non è un punto d’arrivo ma «piuttosto una sfida, una via da
percorrere», che passa attraverso una «debita ed indispensabile
purificazione» degli elementi carismatici ed istituzionali di tutta la
compagine ecclesiale.
FONDAMENTI BIBLICI VETEROTESTAMENTARI DI UNA TEOLOGIA DELLA
BELLEZZA – di Gerardo Picardo —
Il contributo, che si spende tutto in chiave biblica, si pone in dialogo
con la teologia dei nostri giorni sul tema della Bellezza che salva.
Riscoprirne la fondazione testuale dei testi sacri, cifra di senso ed
ermeneutica per ogni tempo e storia, è lo scopo di questo approfondimento
che individua tematiche e percorsi di alterità dialogante all’interno
del grande codice della bella Parola, incarnata nella storia e metafora di
una verità intramontabile. Soprattutto il testo di Sap
13,
1-9, viene utilizzato letteralmente al fine di porre in rilievo i grandi
racconti della bellezza veterotestamentaria, primogenita del mondo. La
Bellezza, biblicamente attestata, viene così ad essere un sistema di
lettura della storia, icona della sapienza di Dio e diaconia della verità per ogni abitante del Tempo. Per questo la
bellezza è, in teologia biblica, essenzialmente parabola, parola
d’incrocio di storie e speranze, di cui ogni uomo è sazio. Un portale
di pietra scolpito da Dio.
LA NUOVA RELIGIOSITA’. UN’INTERVISTA A MASSIMO INTROVIGNE — a
cura di Michele Genisio — Il panorama religioso odierno è assai
diverso da quello d’alcune decine d’anni fa. Vecchi schemi - vecchi
anche soltanto di qualche anno - sono facilmente superati. Negli anni 1970
– e nella prima parte degli anni 1980 – il tema dominante era quello
della crisi della religione. La tesi della secolarizzazione postulava che,
con l’avanzare della mentalità scientifica, nelle società industriali
avanzate ci sarebbe stata sempre meno religione. Le cose non sono andate
proprio così: dalla metà degli anni 1980 si è verificata una vera e
propria inversione di tendenza. Oggi si parla del «ritorno del religioso»,
si prospetta una «rivincita di Dio», si profetizza addirittura la fine
della secolarizzazione. La nuova religiosità assume forme varie e
complesse, proponendo spesso sincretismi che inglobano elementi
contraddittori: si assiste da un lato ad un rinato interesse per il
“sacro”, ma dall’altro al rispuntare di vecchie eresie che possono
essere identificate come neo-gnostiche e neo-pelagiane. In quest’ottica
s’inserisce il fenomeno delle sette e dei Nuovi Movimenti Religiosi
(NMR). Su questo tema, l’A. ha intervistato Massimo Introvigne,
direttore del CESNUR (Centro Studi sulle Nuove Religioni) e uno dei
massimi esperti del fenomeno “nuova religiosità”.
Spazio letterario
DIZIONARIETTO DI PAROLE INCOSCIENTI – IV — di
Giovanni Casoli — Continuando la serie del “Dizionarietto”,
facciamo seguito alle puntate pubblicate nell’anno ’99.
L’INFANZIA NELLA VILLA — di
Pasquale Lubrano — Volentieri pubblichiamo questo racconto
autobiografico inviatoci dall’Autore.
Libri
FLORENSKIJ E L'ONTOLOGIA TRINITARIA. UN IMPORTANTE SAGGIO DI L. ZAK — di
Piero Coda — La ricerca filosofica e teologica in lingua italiana è
stata tra le prime a intuire la decisività della lezione di P.
Florenskij, geniale e poliedrico pensatore russo dell'"età
d'argento", e a riservarle un crescente spazio d'approfondimento. Ne
è testimonianza preziosa la recente monografia di L. Zak, dal titolo Verità
come ethos. La teodecia trinitaria di P. Florenskij, che si concentra
sul primo periodo dell'intensa e originale avventura esistenziale e
intellettuale dell'Autore. Nel presente articolo, dopo aver descritto il
contesto entro il quale si staglia il significato della ricerca, se ne
evidenziano l'intuizione di fondo e il contributo nella direzione di una
nuova esperienza del pensare a partire dall'originalità dell'evento di
Gesù Cristo.
|