VITA
TRINITARIA
- di Chiara Lubich - Si tratta di un testo inedito, d'intenso
valore spirituale e teologico, scritto dalla fondatrice del Movimento
dei Focolari nel 1950.
LE
TRACCE DELLA TRINITA' NEL PRIMO TESTAMENTO
- di Giovanna M. Porrino - Nel Primo Testamento vi sono una
preparazione e uno sviluppo progressivo della rivelazione di Dio Padre,
Figlio e Spirito, che è possibile cogliere solo alla luce del Nuovo
Testamento. Con questa consapevolezza, si propone la lettura di alcune
pagine dell'antica alleanza per scrutare nel monoteismo dinamico del
giudaismo le tracce della rivelazione di Dio Trinità in Gesù Cristo.
LA
TRINITÀ NEI DIALOGHI DELL'ULTIMA CENA (Gv 13-17)
- di Lukasz Kamykowski - Nei capitoli da 13 a 17 del Vangelo
secondo Giovanni ci è offerta una ricca ed esplicita rivelazione del
mistero trinitario. Questa sezione del Vangelo è composta, oltre che
dai discorsi di Gesù, dai suoi dialoghi con i discepoli, da quelli tra
di loro e, infine, dal colloquio di preghiera di Gesù con il Padre.
C'è un legame intrinseco tra la forma dialogica di questa sezione e il
suo contenuto che verte intorno all'amore scambievole e alla Trinità?
L'autore propone una lettura dell'intera sezione alla luce di questa
domanda, con lo sguardo di un regista che vorrebbe capire dal testo il
carattere e il ruolo dei personaggi coinvolti e lo svolgimento
dell'azione.
IL
"RITMO" TRINITARIO DELLA VERITA' IN IRENEO DI LIONE
- di Bart Benats - Per l'autocomprensione cristiana è stata sin
dall'inizio fondamentale la fede trinitaria. Nelle riflessioni di Ireneo
di Lione, considerato il primo teologo cristiano, Padre, Figlio e
Spirito Santo sono considerati nella dinamica del rapporto fra loro e
verso l'uomo. Con questa chiave Ireneo legge la rivelazione nella sua
progressività e l'esperienza che ne fa l'uomo, realizzandosi pienamente
secondo il "ritmo" trinitario della manifestazione e
dell'azione di Dio.
I
PADRI CAPPADOCI E LA TRINITA'. PISTE PER UNA RILETTURA
- di Concetta Bonfante - Si propone una rilettura di alcuni testi
trinitari dei Padri Cappadoci, sottolineando in particolare due piste:
la loro attualità nel rapporto fra teologia, ascetica e mistica e la
pregnanza del loro linguaggio, certo ardito ma coinvolgente, nel
presentare il mistero trinitario: un linguaggio dove la contemplazione
diventa stimolo vitale.
IL
"DE TRINITATE" DI AGOSTINO E LA SUA PROMESSA
- di Piero Coda - La grande opera agostiniana offre una prima
riflessione organica, dopo i Concili di Nicea e di Costantinopoli I,
sulla verità centrale della fede ed esibisce una qualità certamente
carismatica, in quanto suscitata per impulso dello Spirito Santo al fine
di compiere un servizio ecclesiale d'intelligenza della fede. Il De
Trinitate è segnato in particolare dalla profonda esperienza spirituale
di Agostino e da essa trae le due linee che il Dottore della carità
intuisce per illustrare il mistero trinitario: quella dell'esperienza
interiore dello spirito e quella dell'esperienza dell'amore
interpersonale, con la preferenza concessa alla prima, non senza aver
però dischiuso, almeno per un attimo e come decisiva, la seconda.
DALLA
THEOLOGIA DEI ALLA TEOLOGIA DI GESU'
- di Bernhard Körner - Nella lezione tenuta in occasione del
conferimento della laurea honoris causa presso l'Università di Manila
(14 gennaio 1997), Chiara Lubich sottolinea le ripercussioni che il
carisma dell'unità può avere sulla teologia e parla di una
"teologia di Gesù": una teologia in cui Gesù non è soltanto
oggetto ma anche soggetto. Per quanto sorprendente possa essere, una
tale prospettiva dal punto di vista della storia della teologia, non
giunge come un fulmine a ciel sereno, ma si richiama alla ben nota
dottrina di san Tommaso sulla teologia come scientia Dei et beatorum.
L'articolo intende offrire un primo orientamento per mettere in luce il
significato di una "teologia di Gesù".
LA
RIFLESSIONE CRISTOCENTRICA SULLA TRINITÀ NELLA TEOLOGIA DELLA RIFORMA
- di Stefan Tobler - Circa il dogma della Trinità non vi fu
dissenso tra la Chiesa di Roma e i riformatori. In realtà, il lavoro di
rinnovamento e approfondimento teologico in quei decenni travagliati
partiva da un livello più fondamentale, con una rivalutazione di ciò
che anche storicamente era stato la base del dogma trinitario: l'evento
cristologico. A lungo termine anche il pensiero trinitario non poteva
non esserne influenzato - come accadrà in modo sistematico soltanto nel
'900. Oltre ad offrire gli elementi principali del pensiero cristologico
di Lutero, l' articolo, ad opera di un Pastore luterano docente di
teologia a Tubinga, intende dar conto dell'interpretazione del "descensus
ad inferos" negli scritti di Calvino, pensatore sorprendente e
profondo.
TERESA
DI LISIEUX. UN ITINERARIO DI PARTECIPAZIONE ALLA VITA TRINITARIA
- di Florance Gillet - L'articolo propone come chiave di
lettura della vita e della teologia sapienziale di Teresa di Lisieux
l'assunzione progressiva dell'anima nella "famiglia" di Dio:
la partecipazione alle relazioni trinitarie. Reciprocità, gratuità,
kenosi (piccolezza), carità, abbandono e ri-abbandono sono infatti
categorie chiave della sua dottrina. In tutta la vita di Teresa e nelle
sue successive "scoperte" s'avverte un ritmo trinitario di
offerta e domanda, di unità e distinzione, di kenosi ed elevazione, di
essere e non essere, che viene particolarmente in evidenza nella notte
della fede, partecipazione intima al mistero pasquale di Cristo e alla
sua dimensione trinitaria.
DAL
SACRO ALLO SPIRITUALE IN UNA POESIA Dl GEORG TRAKL
- di Giovanni Casoli - Si presenta e commenta una poesia di Georg
Trakl, poeta austriaco morto ventisettenne nel 1914 per overdose di
cocaina, probabilmente suicida. In essa appare evidente la fine del
"religioso" non per secolarizzazione materialistica, o per
oltrepassamento heideggeriano, ma per coestensione alla totalità del
percepibile e del dicibile, fino alla quasi insostenibile
identificazione. Dalla poesia di Trakl, nella purezza dolorosa che
sempre la sommuove come il vento una bandiera, provengano luci
intramontabili di verità umana, estrema, spogliata di ogni connotato
sia civile che religioso in senso tradizionale, e perciò indotta a una
nudità silenziosa e spirituale, simile a quella in cui Genesi e
Apocalisse possono rispecchiarsi l'una nell'altra: in un oltrepassare
che supera, con la disperazione, la fede stessa, sulla soglia cioè
della più comprensiva morte, nell'inizio, quasi, di una visione ultima
e definitiva.
IL
SILENZIO DI DIO: SCANDALO O NUOVO ACCESSO?
- di Carlos G. Andrade - Già molti secoli fa, il salmista
manifestava la convinzione che la gloria di Dio si rivela nel mondo che
ci circonda, e questa era una tra le evidenze fondamentali che
configuravano l'orizzonte personale e sociale della maggioranza dei
componenti della società occidentale fino a poche decine di anni fa. Il
che oggi non accade più. L'evidenza esplicita dell'onnipresenza divina
è andata deteriorandosi quasi impercettibilmente ed è stata sostituita
dal suo opposto: il silenzio di Dio. Per molti - ivi compreso un gran
numero di credenti - l'evidenza culturale più manifesta è che Dio si
sia nascosto e taccia. Il cielo si è fatto improvvisamente vuoto. Come
capire questo fenomeno? Come interpretarlo? L'articolo analizza la
questione secondo cinque dimensioni: esperienziale, esistenziale,
personale, sociale e intellettuale.
NELLO
SPAZIO DELLA TRINITA'.
DIVENTARE CRISTIANI IN UN MONDO POST-CRISTIANO
- di Christian Hennecke - L'Europa è ridiventata terra di
missione. Mentre per secoli l'essere cristiani era una realtà quasi
naturale, oggi - soprattutto in alcuni paesi - diventare cristiani è
una realtà legata a una scelta personale. L'autore descrive come la
liturgia e la catechesi cristiane stiano riscoprendo l'antico
catecumenato come via per diventare cristiani. Sviscerando le
potenzialità dell' impostazione ecclesiale dell'iniziazione alla fede,
questa via si rivela come una vera e propria mistagogia alla vita
trinitaria. Il diventare cristiani richiede dunque una scuola di
comunione, come si propone nella "Novo millennio ineunte" di
Giovanni Paolo II.
IL
DIO UNITRINO E L'ESPERIENZA DELL'AMORE
- di Callam Slipper - L'articolo, ad opera di un Pastore
anglicano, poggia su due premesse: l'esperienza umana dell'amore e
l'intuizione che Dio, per essere Dio, dev'essere ciò di cui non si può
pensare nulla di più grande. Prendendo le mosse da una fenomenologia
dell'amore si tenta così di comprendere che cosa significa dire che Dio
è Amore. Attraverso un'analisi dell'esperienza che è all'origine degli
scritti del Nuovo Testamento si trova poi in essa conferma del percorso
compiuto. Si conclude facendo notare che questo lavoro pone
interrogativi importanti per il dialogo con il mondo non cristiano e,
all'interno del pensiero cristiano, per il processo di comprensione
della realtà di Dio.