Sommario del n.145

XXIV - Gennaio - Febbraio - 2003/1

Editoriale

IL PENSARE COME AMORE. VERSO UN NUOVO PARADIGMA CULTURALE
- di Giuseppe M. Zanghì - Ci si pone ancora una volta la domanda su cosa è il pensare. Domanda solo in apparenza semplice, in realtà fondamentale perché è dalla sua risposta che dipende una cultura intera soprattutto oggi quando sta tramontando, e sempre più velocemente, un certo modo di concepire - e di vivere - il pensare, e un nuovo paradigma si delinea, che è destinato a dare forma alla cultura del terzo millennio. L'autore, pur se in modo estremamente sommario, mostra come è stato inteso - e vissuto - fino ad oggi il pensare, evidenziando due momenti storici successivi: il pensare come mito e il pensare come logos. Per affacciarsi poi, sempre in estrema sintesi, sul nuovo che si annuncia: il pensare come amore. La riflessione si svolge tenendo sempre presenti i tre nodi intorno ai quali la domanda su che cosa è il pensare si articola: il soggetto che pensa; l'oggetto - la realtà pensata; la luce nella quale soggetto e oggetto si incontrano.

Nella luce dell’ideale dell’unità

L'UNITÀ E GESÙ CROCIFISSO E ABBANDONATO FONDAMENTO PER UNA SPIRITUALITÀ DI COMUNIONE
- di Chiara Lubich - Riportiamo la conversazione tenuta a Ginevra il 28 ottobre 2002 su invito del Dr. Raiser, Segretario Generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese, presenti anche, tra gli altri, i Segretari Generali della Federazione Luterana Mondiale, dell'Alleanza Riformata Mondiale e della Conferenza delle Chiese d'Europa.

I DISCEPOLI DI GESU'
- di Pasquale Foresi - E' sintomatico vedere che il Vangelo parla dei discepoli di Gesù non alla maniera dei maestri del tempo (per i quali i discepoli erano semplicemente coloro che, frequentando la loro scuola, ne apprendevano gli insegnamenti e ne seguivano le dottrine), ma come di coloro che, perché messisi alla sua sequela, hanno la sua legge scritta nel loro cuore, tanto da non dover essere ammaestrati: hanno il Maestro stesso dentro di loro. Essere discepoli di Gesù provoca infatti un cambiamento profondo, radicale, non solo di mentalità, di pensiero, di cultura, ma di se stessi; significa - per usare una nota espressione di Paolo - "rivestire l'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera" (Ef 4,24). Un uomo, quindi, che pensa e agisce, sì, in maniera nuova, ma che primariamente è, nel suo essere, un uomo nuovo.

Saggi e ricerche

COMUNICAZIONE E CULTURA: NUOVI PERCORSI PER L'EVANGELIZZAZIONE NEL TERZO MILLENNIO 
- di Joseph Card. Ratzinger - Riportiamo, per gentile concessione dell'autore, l'intervento tenuto il 9 novembre 2002 al Convegno CEI: Parabole mediatiche. Partendo dalla costatazione che i due concetti di comunicazione e di evangelizzazione sono chiaramente collegati (evangelizzazione è comunicazione di una parola che è qualcosa di più che una parola, è un modo di vivere, anzi la vita stessa), l'autore si chiede innanzitutto: come il vangelo può superare la soglia fra me e l'altro? Come si può giungere ad una comunione nel vangelo, così che esso non solo mi unisca all'altro, ma unisca entrambi con la parola di Dio e così ne nasca un'unità che vada veramente in profondità?

CREATIO EX NIHILO AMORIS. PER UNA LETTURA TRINITARIA DEL PRINCIPIO DI CREAZIONE 
- di Piero Coda - Se è vero che, nella sua sostanza, il concetto di creazione deriva al cristianesimo dalla sua permanente radice ebraica, e che tale sostanza è espressa dalla formula della creatio ex nihilo; è altrettanto vero, dal punto di vista della fede cristiana, che con l'evento di Gesù Cristo esso entra in un nuovo orizzonte d'intelligibilità, che non contraddice il precedente ma lo sviscera ulteriormente. In dialogo con il contesto culturale e scientifico contemporaneo, deriva oggi per la teologia in particolare la possibilità di riesprimere in forma originale la semantica del nulla, individuando, accanto al concetto di nulla "assoluto" e "relativo", quello di nulla "relazionale", completando la formula teologica classica della creazione nei termini di una creatio ex nihilo amoris.

LEX AETERNA E DIRITTO 
- di Gianni Caso - Il tema del diritto e della giustizia è stato da sempre oggetto della filosofia, ma è con san Tommaso d'Aquino, in particolare, che si arriva ad una riflessione filosofica approfondita sul concetto di natura e di diritto naturale. Il presente studio cerca di approfondire la conoscenza del fondamento e dell'essenza del diritto sulla base della concezione del diritto naturale di san Tommaso e in particolare della concezione della lex naturalis che egli definisce come partecipazione della legge eterna (lex aeterna) nell'uomo. Lex aeterna che è la legge di Dio stesso e che Tommaso, però, non esplicita, non arrivando così a definire il modo di vita che essa suscita. Esplicitando, invece, la legge eterna come legge delle relazioni trinitarie, il modello della vita trinitaria partecipato all'uomo diventa, dunque, il modo con cui gli uomini debbono e possono vivere le relazioni tra loro. Il diritto risulta, dunque, come traduzione di detta legge in principi e norme che regolino le azioni delle persone in modo che i rapporti tra loro siano vissuti nella luce delle relazioni tra le Persone della Trinità.

EDITH STEIN E IL "FAUST" DI W. J. GOETHE: UNA LETTURA TRA ESTETICA, ETICA E PEDAGOGIA
- di Raffaella Pozzi - Edith Stein scrive un saggio sul Faust di Goethe probabilmente nel 1932 con intenti pedagogici. Secondo lei, infatti, educare significa da una parte formare all'uso della retta ragione e a quell'onestà intellettuale che permettono di giudicare mettendo fra parentesi precomprensioni e immagini del mondo precostituite, dall'altra aiutare a conseguire quella "formazione dogmatica" che consente di giudicare tutto alla luce del messaggio di salvezza. Quando si è raggiunto un tale livello di maturità intellettuale e conoscitiva, allora si può leggere e ci si può "appropriare" di qualsiasi opera - compreso il Faust di Goethe - anche in tempi "sospetti", poiché si è divenuti capaci di lasciar parlare il testo e di accoglierlo per quello che è e che dice, e, al tempo stesso, di prendere le distanze da esso con profondo senso critico.

Spazio letterario

ZIA BICE LA NUVOLA E LA PALMA
- di Pasquale Lubrano - "Nuova Umanità" continua nelle sue pagine l'apertura di spazio dedicato alla produzione letteraria.

Libri

VINCENZO VITIELLO E LA PREGHIERA AL DIO POSSIBILE
- di Francesco Tomatis - L'ultimo lavoro di Vitiello (Il Dio possibile. Esperienze di cristianesimo, Città Nuova, Roma 2002) affronta direttamente l'interrogativo che lo accompagna da tempo nel suo cammino filosofico ed esistenziale: problema teo-logico, in ogni accezione del termine. Nella profonda e lucidissima Prefazione al volume Vitiello si richiama alla doppia, paradossale formulazione teologica di sant'Anselmo d'Aosta (Proslogion, XV), per approfondirne in maniera inaudita la portata: "Signore, tu sei non solo ciò di cui non si può pensare nulla di maggiore, ma sei ciò che è maggiore di quanto si possa pensare". E dichiara innanzitutto l'incapacità di parlare del Dio possibile, cioè quello cristiano da lui così interpretato, non soltanto attraverso una tradizionale teologia affermativa, guidata dalla logica occidentale e dalla sua rigida ontologia, ma persino indirettamente, per mezzo di una teologia negativa, che ne ridurrebbe comunque la portata, riconducendolo sempre da ultimo, seppur indirettamente, a proiezione del finito. Il Dio possibile è così altro da essere anche altro dall'altro, cusanianamente non-altro, così possibile quale soltanto può essere il Signore, cioè colui che è-possibile, possest, è Signore anche della propria signoria, sino al punto da esserla potendosene spogliare, nel possibilissimo atto stesso di deporla.


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