Sommario del n.149

XXV - Settembre-Ottobre 2003/5

Editoriale

IL VOLTO COME METAFORA
– di Piero Coda – Le questioni antropologiche ed etiche suscitate dalla pervasiva cultura dell’immagine in cui siamo immersi e, perché no?, dalla chirurgia del volto e addirittura dall’ipotesi di un suo trapianto, s’intersecano a un livello inaspettatamente profondo con quella teologia del volto che è una peculiarità della tradizione ebraica e cristiana. Di essa s’evidenzia il significato fondamentale nella prospettiva del riconoscimento reciproco dell’identità della persona, sia come corrispondenza metaforica tra l’interiorità e l’esteriorità sia come offerta della trasparenza di sé all’alterità, per mostrarne il decisivo impatto sull’orizzonte culturale dell’oggi.

Nella luce dell’ideale dell’unità

MARIA NEL MOVIMENTO DEI FOCOLARI o OPERA DI MARIA ed IL ROSARIO
– di Chiara Lubich – Riportiamo la conversazione tenuta a Castel Gandolfo, il 28 aprile 2003, in occasione del Congresso mariano internazionale: "Contemplare Cristo con gli occhi di Maria". 

IL MISTERO DELL'ESSERE
– di Pasquale Foresi – La filosofia è scoperta dell'essere. E ciò non è tanto frutto dell'attività della ragione, quanto è l'essere stesso che prende coscienza di sé nell'uomo, scoprendosi così a sé e all'uomo come essere esistente. L'essere, che appare in questo "risveglio" dell'umanità, che è sorpresa dell'esistere, si manifesta, in realtà, come un mistero, dunque come qualcosa da portare sempre più alla chiarezza della coscienza e conoscenza.

Saggi e ricerche

DALLA POSTAZIONE DELLA CROCE
– di Giovanni Casoli –Dopo aver preannunciato: «Quando sarò innalzato sulla croce attirerò tutti a me» (Gv 2,32), stando sulla croce e poco prima di morire Gesù annuncia: «Tutto è compiuto» (Gv 19,30). L'attrazione del creato ("tutte le cose") e della storia ("tutti") è avvenuta. E' compiuta nell'ora di una preannunciata "gloria". Dunque la gloria «prima che il mondo fosse» e l'abbandono sulla croce, dispiegano entrambi il medesimo eterno movimento trinitario, l'Amore che Dio è. Il supremo dolore apre un'infinità in cui il supremo amore "comprende" ogni cosa nel suo essere e nel suo limite, nel suo bene e nel suo male, nella sua origine e nella sua destinazione. Il cristianesimo maturo incomincia allora quando, nello Spirito della Risurrezione, ci si abbandona col Cristo al Padre sentendosi abbandonati da lui. Sentendosi, ed essendo, cioè, nella posizione del Crocifisso, nella postazione, per usare un termine precisamente logistico, della Croce.

LE LACRIME DI MARIA A SIRACUSA: EPIFANIA DEL “DOLORE DI DIO”
– di Rosaria Ricciardo – Il prodigio di Siracusa, la lacrimazione di un’immagine di gesso raffigurante il Cuore Immacolato di Maria, avvenuto nel 1953, è una delle mariofanie del XX secolo che presenta tutti i tratti dell'autenticità e come tale è stata approvata dall’autorità ecclesiastica. La riflessione teologica ha percorso diverse vie per la comprensione del significato di queste lacrime (la via biblica, antropologica, cristologica, mariologica, storica, morale). Questo contributo, edito a 50 anni dall’evento, vuole aggiungere alle precedenti chiavi di interpretazione una nuova prospettiva leggendo nel pianto di Maria il segno del “dolore” di Dio-Trinità. In tale prospettiva le lacrime di Maria rivelano il pathos del Padre, la passione di Cristo e i gemiti dello Spirito Santo, preannunciando il compiersi del Regno di Dio.

FILOSOFI DINANZI A DIO. Il solitario cammino della “chiesa invisibile” 
– di Gerardo Picardo – Anche nel nostro tempo, troviamo uomini dinanzi alla Croce e alle sue domande, perpetue e terribili, fasciate dal dubbio e dall’attesa, ma anche dal desiderio di tenersi pronti per quello che l’Heidegger di Ormai solo un Dio ci può salvare definiva «il cenno di Dio nell’attimo». L’autore s’inoltra, pertanto, in un rapido quanto interessante itinerario attraverso la recentissima produzione filosofico-teologica di alcuni di questi pensatori coi quali ritiene necessario confrontarsi. «Cristiani anonimi» li definiva K. Rahner; «abitatori di una chiesa invisibile» si definiscono molti di essi; «in cammino con la propria coscienza» rispondono altri. Occorre, comunque, prestare ascolto alle riflessioni di questi autori scandagliandone anche le radici, senza precomprensioni, né mera teologia narrativa.

PAOLO VI E LA COSTRUZIONE DELLA CIVILTÁ DELL’AMORE
– di Mario Toso – L’espressione «civiltà dell’amore» è stata usata per la prima volta da Paolo VI, il 17 maggio 1970, festa della Pentecoste. Ripresa, in seguito, più volte divenne durante il resto del suo pontificato, come in quello di Giovanni Paolo II, una parola d’ordine mobilitatrice. Per rinvenire tutta la pienezza del suo significato, l’autore si sofferma sui discorsi e documenti ufficiali di papa Montini, in special modo le encicliche e i messaggi per le giornate mondiali della pace. In essi, il senso di tale espressione, sempre proclamata con ardore e speranza, è più intuito ed evocato che chiaramente delineato, tuttavia ci si può imbattere in contesti e aspetti, la cui interpretazione può contribuire a evidenziarne meglio i contorni, facendone risaltare l’originalità, la ricchezza contenutistica e la valenza progettuale.

Spazio letterario

Volentieri pubblichiamo alcune delle poesie che continuano ad esserci inviate.

Poesie – di Stefano Cavallo.

Poesie – di Aurelio Valsecchi.

Per il dialogo

ALCUNE NOTE SULL'ESPERIENZA RELIOGIOSA
– di Giorgia Salatiello – Il pluralismo religioso oggi di fatto esistente interpella in primo luogo la teologia e la ricerca storica e fenomenologia. Quest’ultima è imprescindibile sia per una efficace dialogo interreligioso, sia per la riflessione teorica alla quale fornisce dati ed elementi indispensabili. La teologia delle religioni, d’altra parte, non è sola una specifica disciplina, ma un’attenzione trasversale, per la quale è centrale il concetto di esperienza religiosa. All’approfondimento di tale concetto, però, contribuisce anche la riflessione filosofica che può coglierne le più profonde dimensioni. In queste pagine sono prese in considerazione due questioni che sono prioritarie e cioè quella della relazione tra esperienza di Dio ed esperienza di sé e quella dell’esperienza di Dio come “immediatezza mediata” e, in tal modo, si può contribuire ad illuminare il senso e la struttura originaria dell’esperienza religiosa come apertura all’Assoluto, che trova nelle religioni la sua espressione.

Libri

GIOVANNI CASOLI – CINQUE POEMETTI
– di Giovanni D’Alessandro – «La poesia è questione di libertà. Gli uomini quasi sempre non vogliono la poesia (se ne vergognano / "non hanno tempo") perché non sono liberi e sanno di non esserlo». Questo è il manifesto programmatico della poesia di Giovanni Casoli che, dopo copiosa produzione critica, vede la luce nel 2002 nel volume Cinque Poemetti, titolo in cui è facile cogliere un rimando e un omaggio ai Quattro Quartetti di Thomas Stearns Eliot. L’autore si pone in immediato e lungimirante contrasto rispetto alle convenzioni in cui l'uomo avvolge e stravolge la sua essenza ed un tratto di vellutata ma fortissima opposizione percorre tutta la sua poesia; un'innocente, ma accorta e indomabile indignazione caratterizza tutta la sua indole – se è consentito dire – prima che la sua produzione.


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